A burp is not an answer
Avventure di un antisociale, moderatamente cinico
e necessariamente autoironico, soprattutto verso gli altri...
dal 22 gennaio 2004
*loading* pirla qualsiasi
hanno letto le mie cazzate
Mamma: Lo devo mettere via o lo leggi?
Io: Cosa?
M: Questo libro... Sarà qui da due mesi...
Io: Che libro?
M: Il Broker, di Grisham
Io: Cosa? Ma stai male? Non ho comprato libri...
M: Eppure... C'è anche il segno dove sei arrivato a leggere...
Mi porta il libro e mi ricordo di averlo comprato anche più di due mesi fa, di averlo cominciato e lasciato lì.
È sempre così: con i libri non vado d'accordo...
Difficilmente ne compro, perchè sono contro il commercio di "opere d'ingegno", come le chiama la SIAE, perchè non si compra o vende il pensiero altrui. Infatti, di solito, leggo quelli degli altri, ma capita che qualche rara volta li compri anch'io.
Comprare, o comunque scegliere, un libro non è cosa facile. Certo, conoscere già l'autore aiuta, ma mica uno scrive tutti libri uguali...
Quindi devo lasciar fare al mio "istinto librario" (che poi si applica anche ai film, ma è un'altra storia). L'istinto parte dall'analisi dello spessore del libro, seguito dall'altezza dei caratteri: un libro spesso più di due centimetri scritto a carattere Times New Roman altezza 10, lo scarto a priori, foss'anche un capolavoro riconosciuto a livello mondiale. Poi si arriva al titolo, che dev'essere sintetico, non poetico e spiegare in massimo tre parole tutto il contenuto del libro (non è facile, ma se uno sceglie il mestiere di scrittore sono poi cazzi suoi). Ci sono titoli che mi farebbero comprare un libro completamente bianco...
Acquistato il libro, viene il bello: non lo leggo subito, lo lascio lì e decido se lo leggerò oppure no. Il metodo è rapido ed infallibile: leggo la prima e l'ultima frase. Se mi piacciono, lo leggo (tanto leggere l'ultima frase non svela quasi mai niente), se non mi dicono niente, lo passo a mia mamma, che lo divora in poche ora, me lo racconta anche se non voglio, e può capitare che lo rivaluti...
Il fatto che decida di leggerlo non significa automaticamente che lo finisca, perchè se non ha un ritmo decente da non farmici più staccare, lo chiudo per mesi, come feci con "Il nome della rosa".
Se, invece, è un libro fortunato, verrà letto in tre giorni al massimo, a seconda del tempo che mi capita, spesso di notte, in modo assolutamente compulsivo, ma anche metodico.
Compulsivo perchè non riesco a staccarmici, metodico perchè, anche quando ci riesco, non posso smettere così, di colpo. C'è una regola anche per quello: smettere quando la pagina di destra termina con un punto, e non è così semplice che accada, quindi la lettura si protrae virtualmente all'infinito.
Poi viene la parte peggiore, la fine del libro. A me dispiace sempre quando finisco un libro, come se un amico se ne andasse, o meglio, come se me ne andassi io da un posto lasciando degli amici.
Che poi non è che mi immedesimi in un personaggio, mi calo proprio nella storia. D'altra parte mi succede in tutto quello che faccio per più di un'ora continuativamente (con interesse). Chi mi conosce può ricordare il mio pensiero "ad albero" sviluppato stando tante ore al PC, evoluto poi in pensiero "ad oggetti" (grazie alla programmazione) cercando in giro per la strada oggetti cliccabili in maniera ossessiva.
Ma tornando ai libri, o meglio al libro in questione, dovrò decidermi a leggerlo, d'altra parte Grisham mi piace, e i legal thriller pure. Perchè non riesco a superare pagina venticinque?
in sottofondo: air -> sexy boy (il video)